TOUT NE TIENT QU´À UN FIL - LA GIOSTRA DELL´APOCALISSE
TOUT NE TIENT QU´À UN FIL - LA GIOSTRA DELL´APOCALISSE
Ricorda saggiamente Jean-Marie Barotte con la sua foresta di piccole tavole scure, ognuna foriera di un poetico messaggio. È una selva di parole e di memorie, tutte saggiamente protette da un sotti- le velo di cera, lembi di pelle strappati alla vita. Sono pagine di una biblioteca dello spirito, con fogli allineati non più secon- do un ordine crescente, ma secondo una logica emotiva, finalmente liberi di far risuonare la propria verità ad altitudini diver- se. E ancora, sono preghiere, come quelle che antichi rituali propiziatori buddisti invitano ad affiggere all’interno dei templi: “A Mandalay, nel tempio di Maha Muni, ogni giorno centinaia di uomini (le donne non sono ammesse) salgono sul piedistal- lo del grande Buddha al centro del tempio e con cura appiccicano preziose foglie d’oro sul corpo della statua, sperando così di guarire dai loro malanni”9. Barotte ha rispettato il rituale e ha attaccato le sue. Comune di Milano 2008, OUTIS Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea, Sentieriselvaggi, Scenaperta.

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